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La morte vista con gli occhi di un bambino
Ricordi d’infanzia, tra realtà e fantasia Lo sguardo sul mondo di un bambino vive di una luce tutta particolare, che illumina le cose dal basso, mettendo in mostra particolari sconosciuti ai “grandi”. Riesce così a raggiungere gli anfratti di sensibilità più nascosti, rimodellando le cose del mondo in un ordine nuovo che mischia senza problemi la realtà con l’immaginazione. Parlare con un bambino è facilissimo e, nello stesso tempo, difficilissimo: dipende da quanto si è disposti ad adeguarsi a regole a cui non si è abituati, a mettersi degli occhiali con cui vedere le cose con occhi diversi.
Nicola è un bambino, ha nove anni, una fervida fantasia e un padre ammalato. La morte di Guerrino arriva inaspettata, e Nicola si ritrova a riordinare le coordinate del suo mondo, saltando tra ricordi e realtà, tra tappe del Giro in televisione e giri in bici per il suo quartiere, trovandosi a rimuginare e immaginare cose fino a poco tempo prima inimmaginabili. Le immagini di Guerrino si sfaldano e si sovrappongono con quelle del mondo di Nicola: i materassi fabbricati dalla madre, le gesta di Michel Platini, le foto sulle tombe al cimitero, i gelati e le salamine. Su tutto prevale la biligornia, sentimento strano e indefinibile, uno stato di malinconia improvviso e inspiegabile, che avviluppa l’animo quando le cose non vanno bene. Nicola fa i conti con qualcosa che non conosce, la morte, elaborandola nell’unico modo possibile per un bambino, quello della fantasia. Mio padre era bellissimo vive su un equilibrio instabile, ma felicissimo, tra la pesantezza della morte e la leggerezza dei pensieri di un bambino. Francesco Savio con voce leggera e spensierata ci racconta la storia di Guerrino e Nicola, in un libro intimo e delicato, sempre in bilico tra realtà e la fantasia. Un libro in cui, e non è per niente facile, si dicono cose di pancia con il sorriso sulle labbra. Mio padre era bellissimo Autore: Francesco Savio Italic Pequod 144 pagine Euro 11,00
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