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Avere Magalli in testa può essere un problema
Giovani, folli e scatenati personaggi, in bilico tra realtà e televisione Quando uno è giovane è giusto e bello che sia un po’ scavezzacollo, che abbia pulsioni forti e incontrollabili e che vada in giro a fare casino. È una cosa normale: si ha un’energia dentro che da qualche parte bisogna pure convogliare e si sente un’esigenza quasi fisica di far parlare di sé, di cercare il proprio posto nel mondo, anche a costo di commettere leggerezze e cose di cui pentirsi. Si cresce anche così, incendiano cestini, toccando il sedere alle ragazze, facendo scherzi al telefono. Poi, si spera, si cambia, ma certe cose non per forza un peccato mortale, a una certa età.
Il mondo che Marco Marsullo decide di raccontarci in Ho Magalli in testa ma non riesco a dirlo è quello scanzonato e provocatorio dei protagonisti dei suoi racconti, giovani e surreali teppisti con in testa Magalli, il sesso, la televisione e un sacco di parolacce. E lo fa come lo farebbe un giovane dalla parlantina facile, con la voglia di stupire, di raccontare le sue gesta con enfasi e brio, buttandola sullo scherzo, facendo le facce, muovendo alla risata. È così che assistiamo alla Sagra di Pezzan, a C’è posta per te!, che leggiamo E dimmi che non vuoi morire o Silvan quando ti ricapita: episodi crudi ma divertenti, in cui Arancia Meccanica va a braccetto con un qualunque film di Tarantino, in racconti che sono veloci, divertenti e crudi, specchio di un mondo che corre a velocità folle, rendendo normale cose in realtà assurde. Marsullo ci sa fare. Scrive bene, è deciso, va dritto al punto. La pecca del suo esordio è forse quella di mettere troppa carne al fuoco, proponendo cosa buone ad altre decisamente meno. Alcuni racconti sono acerbi (Voglio morire a rate), o decisamente eccessivi (Sei mai stato al Tokai?), o semplicemente poco interessanti (Come gli pareva a lui): non sempre la bravura di Marsullo riesce a rendere interessante ciò che forse è debole fin dall’inizio. Per questo Ho Magalli in testa ma non riesco a dirlo è un buon esordio, considerati anche i ventiquattro anni dell’autore: se Marsullo riuscirà a non farsi prendere troppo la mano (un bell’esempio di controllo e fermezza è, per esempio, Hotel Gomorra) sentiremo ancora parlare di lui. Ho Magalli in testa ma non riesco a dirlo Autore: Marco Marsullo Noubs 144 pagine Euro 15,00
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